Esiste davvero? o è un modo per non etichettarsi omosessuali? La risposta oggi è univoca: la bisessualità esiste
davvero e ne sarebbero interessati il 16% degli uomini e il 9% delle donne.
Tre i tipi di circostanze che condurrebbero alla bisessualità: un rapporto di amicizia profonda fra due amici
maschi o tra una donna omosessuale ed un uomo che abbiano sviluppato un rapporto casuale, ma amichevole.
Il bisessuale esiste e l’amore di gruppo è praticato spesso da bisessuali.
Oggi si può dire che sono di gran moda tanto che anche la pubblicità commerciale ammicca alla bisessualità:
la ditta Martini con il suo spot sulla Lampika e l’ambiguo equivoco fra due donne e un uomo, a quella del
cellulare wap, alla birra tutti a proporre oggetti e consumi con richiami ad una sessualità fluttuante.
Insomma i bisessuali vanno molto e fanno anche vendere.
Tempo fa però non era così, non c’era tutto questo glamour. Anzi i bisessuali si nascondevano, molti si
dichiaravano bisex per paura di riconoscersi omosessuali.
La parola bisex poteva alleggerire il peso della loro identità sessuale "deviante".
Oggi si può dire che si comincia ad asserire che dentro di noi lo siamo un po’ tutti, che il desiderio è
anarchico e non è assolutamente detto che debba dirigersi verso il diverso (etero) e non verso l’uguale
(omo) o magari verso entrambi.
Quello che è certo è che il XXI secolo sarà quello della piena accettazione di tutti gli orientamenti sessuali,
un’accettazzione che avverrà dapprima impercettibilmente, poi anche in modo ufficiale, con il riconoscimento da parte delle principali religioni. La liberazione definitiva dell’umanità dal suo passato animale richiede che l’aut aut dell’Apartheid sessuale impostaci dalla nascita sia rimpiazzato da una gamma di generi illimitata e da selezionare a nostro piacimento. Quando questo sarà vero, lo stesso termine di bisessuale, diventerà obsoleta, inutile così come molte altre.
Questa prospettiva non potrà che essere positiva in quanto porterà a una vera libertà per tutti gli individui.
L’attualità della condizione bisessuale è testimoniata anche dalla nascita in America del “Jurnal of Bisexuality”, già molto criticato da alcuni membri repubblicani e qui in Italia dalle ammissioni pubbliche del ministro Pecoraro Scanio.
Siamo convinti che le etichette accentuino il disagio e l’ansia. In ognuno di noi esiste una bisessualità psicologica, cioè una propensione, più o meno accentuata e riconosciuta con se stessi, a sentirsi particolarmente vicini e in sintonia a persone dello stesso sesso. Qualcuno ha anche la necessità di esprimere questa sua propensione a 360 gradi, quindi anche dal punto di vista erotico. Se con il termine bisex si intendono uomini e donne attratti da entrambi i sessi, i mass midia sempre di più si occupano di questa tendenza arrivando anche al punto di vedere questa questione come “spiritualità” in quanto l’anima non ha sesso, non è ne uomo ne donna.
L’auto-percezione e l’abbattimento dei preconcetti è sicuramente la chiave per un’identità sessuale. Le persone che intraprendono attività sessuali con persone di entrambi i sessi sono molte di più di quanto possiamo immaginare e neppure loro stessi si identificano come bisessuali.
La condizione bisessuale non è in sé né più né meno dignitosa di quella eterosessuale, gay, lesbica o transgender. Il bisessuale ha diritto di vedere riconosciuta la propria condizione specifica, anche qualora essa per impedimenti o convenienze di varia natura non avesse la possibilità di esplicarsi appieno.