Nei riti Sado Maso si fa ancora oggi uso di cinture di castità sia per donna che per uomo. Sono oggetti che richiamano in tutto e per tutto quelli usati nel medio evo salvo alcuni accorgimenti. Cuoio, metallo, plastica sono i materiali usati per la fabbricazione di queste cinture che chiudono il sesso impedendo rapporti sessuali. I materiali oggi usati sono garantiti anallergici.

Castità continua



Sembra che le cinture di castità siano comparse nel XIV secolo, forse in Italia. Originariamente, sembra che la cintura fosse designata a scopi protettivi contro la violenza, un rischio piuttosto comune nel Medioevo, ma essa si rivelò un dono del cielo per quei mariti che ancora ritenevano le donne creature per natura licenziose. La cintura medioevale era costituita, solitamente, di una struttura di metallo che passava tra le gambe della donna e risaliva sia davanti che dietro. Aveva due piccole aperture che permettevano le evacuazioni fisiologiche ma impedivano efficacemente la penetrazione e, una volta chiusa la serratura sui fianchi, il marito geloso poteva portarsi via la chiave, anche se motteggi e scherzi circa eventuali chiavi di scorta divennero parte del repertorio della satira. Non va dimenticato che le cinture di castità – sia per donne che per uomini – hanno figurato nei cataloghi di strumenti chirurgici fino agli anni Trenta del nostro secolo, anche se il loro scopo era diventato quello di impedire la masturbazione. Alcune società tribali usano metodi ancora più estremi per garantire la castità femminile: le donne nubiane, quando il loro marito deve assentarsi per un lungo periodo, si sottomettono all’operazione dell’infibulazione, per la quale le labbra della vulva vengono cucite

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